Installare da qualche parte, spesso su un computer, NetBSD (io ho la 3.1 per i386, se ti chiedi il perché la risposta è semplice: connessione a 56k).
Scaricare e installare il pacchetto di apache, python e mod_python, qualcosa del genere dovrebbe andare (come root):
$wget http://ftp.netbsd.org/pub/NetBSD/packages/3.1/i386/All/apache-2.0.61.tgz
$pkg_add apache-2.0.61.tgz
$wget http://ftp.netbsd.org/pub/NetBSD/packages/3.1/i386/All/python24-2.4.4.tgz
$pkg_add python24-2.4.4.tgz
$wget http://ftp.netbsd.org/pub/NetBSD/packages/3.1/i386/All/ap2-py24-python-3.2.10.tgz
$pkg_add ap2-py24-python-3.2.10.tgz
Seguire le istruzioni date in output dai vari pacchetti come, ad esempio, la creazione degli script di avvio ($cp /usr/pkg/share/examples/rc.d/apache /etc/rc.d/apache) e la configurazione del rc.conf.
Configurare apache (il file di configurazione è in /usr/pkg/etc/httpd/httpd.conf, se manca alcune copie si trovano in /usr/pkg/share/examples/httpd/*.conf):
Per fare qualche test, sempre da manuale, aggiungere alla configurazione di apache le seguenti linee:
PythonPath "['/usr/pkg/lib/python2.4', '/usr/pkg/share/httpd/htdocs/test'] + sys.path"<Directory /usr/pkg/share/httpd/htdocs/test/> AddHandler mod_python .py PythonHandler mptest PythonDebug On AllowOverride FileInfo </Directory> <Location /mpinfo> SetHandler mod_python PythonHandler mod_python.testhandler </Location>
creare la directory /usr/pkg/share/httpd/htdocs/test ($mkdir /usr/pkg/share/httpd/htdocs/test) che poi starebbe dentro la document root di apache, creare il file mptest.py dentro la directory test come spiegato qui.
Riavviare apache ($apachectl stop e poi start) e puntare il browser su http://localhost/test/mptest.py o http://localhost/mpinfo. Si dovrebbe vedere l’hello word o una schermata con utili informazioni a seconda della pagina aperta. Nel caso qualcosa sia andato “a merda”, mi si passi il francesismo, un occhio ai log puo’ essere d’aiuto ($tail /var/log/httpd/error_log).
Se dopo aver letto questo post ti stai chiedendo cosa diavolo sia NetBSD, allora ti conviene leggere questo; se invece sei molto più arguto e ti chiedi cosa centra django con tutto questo, devo ammetterlo: per ora niente (è puro marketing
Mi trovavo in gita-mercatini in Austria e, visto che ultimamente ho rispolverato una vecchia macchinetta fotografica digitale, cercavo di migliorare la mia tecnica fotografica. Il problema principale con l’attrezzo, oltre al fatto che non sono capace di fare belle foto, è che lo schermo da 1,5″ non permette di vedere con precisione quello che si è fotografato. Spesso mi capita di scattare ed essere convinto di avere tra le mani una buona foto, salvo poi arrivare a casa, visualizzarla sul pc ed accorgermi che la foto è sfocata, mossa o semplicemente l’inquadratura è sbagliata (e ovviamente non poterci più fare niente).

Lo schermo è troppo piccolo
Nel mio caso di fotografo dilettante, ho pensato, tornerebbe molto utile poter vedere le foto scattate in uno schermo un po’ più grande, chessò, vederle sullo schermo del navigatore satellitare sarebbe già un buon improvement (il primo modello che ho trovato sul web ha uno schermo di 4,3”, certo, dovrei comprarmi un navigatore satellitare, ma questo è un dettaglio) oppure sul televisore in dotazione alla stanza d’albergo. Chiaramente sul televisore mi basterebbe vedere le foto già scattate mentre sul navigatore o su un pda si potrebbe mostrare live quello che la macchinetta sta inquadrando.

Uno schermo un po’ più grande, perché non utilizzarlo?
Credo che lo studio delle interfacce migratorie sia uno di quei campi di ricerca neonati in cui l’unico limite al possibile sia realmente la fantasia; spero altresì che vengano sviluppate applicazioni usabili quanto prima perché ho avuto la possibilità di fare una foto fantastica ad una ciminiera, se solo mi fossi accorto che l’ombra proiettata dalla costruzione non era rientrata nello shot … peccato.
(le foto provengono dai siti ufficiali dei produttori)
]]>
Per quanto riguarda diggita non ci sono cose particolari da segnalare. Volendo fare i pignoli si potrebbe migliorare l’inserimento di una notizia, credo che 3 click siano eccessivi per veder pubblicata la segnalazione del proprio post. Volendo fare i diffidenti mi verrebbe da chiedere che garanzie vengono fornite per quello che riguarda l’utilizzo del proprio codice adsense sulle pagine di diggita, perché su diggita, forse non lo sai, ma uno può inserire il proprio codice adsense ed avere le proprie pubblicità al 50% sulle sue pagine di segnalazione.
Il suo funzionamento è semplicissimo: si scrivono articoli, sui quali voi guadagnerete il 50% delle visualizzazioni, mentre il restante 50% verrà utilizzato per visualizzare gli annunci adsense dei gestori del sito. (presa dal sito)
Voglio dire, se quelli di diggita, magari senza volerlo, infrangessero le regole di adsense il loro account verrebbe sospeso, e il mio? Sospeso pure? Chissà …
Per il resto il servizio è quello classico di segnalazione notizie e funziona discretamente bene.

Come avrai intuito, il titolo di questo post si riferisce a questo servizio. Accanto al logo si vede la dicitura “beta”, la vedi? Quella arancione. Trovata? Bene e visto che ti stai domandando cosa significa uso la wikipedia:
Il beta testing (o beta-verifica) è una fase di prova e collaudo di un software non ancora pubblicato, con lo scopo di trovare eventuali errori (bug). Questa operazione può essere svolta da professionisti pagati, oppure, molto spesso, da semplici amatori. [...] La distribuzione della versione beta del software può essere ristretta ad un piccolo numero di persone oppure accessibile a tutti, a seconda dei casi.
I ragazzi di fainformazione hanno optato per una beta aperta a tutti gli utenti (altri scelgono invece la modalità “su invito”). Non starò qui a disquisire su quale approccio sia il migliore, quello che mi preme far passare da questo paragrafo è che se fai una beta e la pubblichi NON DEVE avere GROSSI problemi (bug). Per loro sfortuna, invece, fai.informazione.it questi problemi li ha. Quali? Beh ieri sera cercando di vedere il mio profilo sono stato sparato sul profilo di uno sconosciuto:

spessissimo tutto quello che vedi è strano codice sparso per la pagina (ma almeno l’utente è quello giusto)

e, ci sarà forse un problema sui cookie, ma non mi tiene loggato e ogni volta che apro firefox mi devo riloggare (anche se uso l’opzione “ricordami”). A mio giudizio questo servizio dovrebbe rientrare in alfa testing perché i problemi sono troppo macroscopici per essere delle sviste di programmazione e la bassa affidabilità del sistema rischia di compromettere il brand sul mercato, che poi i blogger si mettono a scrivere post solo per dire quanto fa cagare questo o quel servizio …
]]>I problemi nascono quasi subito, già doversi ricordare 5 o 6 accoppiate “utente+password” può diventare problematico. I motivi sono principalmente due:
Il progetto OpenID si pone come obiettivo proprio il superamento di questo fastidio 2.0. Ecco come funziona in due parole:
Esempietto pratico per meglio capire
Il mio OpenID è questo http://arjuna.myopenid.com/ gentilmente fornito da myopenid.com, se volessi iscrivermi a www.welovelocal.com (non chiedetemi a cosa serva sto sito, l’ho preso a caso dall’elenco dei siti OpenID ready) mi basterebbe andare alla pagina di registrazione ed inserire il mio OpenID (come da figura):

ci penserà poi il sito stesso ad autenticarmi e creare il mio utente. Tutto ciò che mi viene richiesto di fare è verificare o meno la mia identità (immagine seguente):

Quindi, ogni volta che voglio registrarmi ad un sito o servizio, mi basta indicare il solo OpenID, nessuna password o nome utente da scegliere.
Dal punto di vista dell’utente è come utilizzare la stessa password per tutti i siti però, con la sostanziale differenza, che viene memorizzata solamente all’interno degli archivi del fornitore di OpenID. Per questo motivo la vostra futura unica password va consegnata ad un fornitore di fiducia (beh per ora di myopenid.com mi fido).
Utilizzi avanzati e caratteristiche simpatiche
MyOpenID, in Account Settings -> Certificate Settings permette la creazione di certificati SSL da installare nel browser che utilizziamo di solito. Il vantaggio è che chiedendo al sistema (MyOpenID) di autenticarci con il certificato non dobbiamo nemmeno inserire quell’unica volta la password e lo username.
Se non ci piace il nostro OpenID e poi, cavolo, siamo blogger di un certo livello, vogliamo che il nostro URL OpenID sia l’URL del blog, basta aggiungere nell’header dei sorgenti del blog personale il seguente codice:
<link href="http://www.myopenid.com/server" rel="openid.server" /> <link href="http://TUONOME.myopenid.com/" rel="openid.delegate" /> <meta http-equiv="X-XRDS-Location" content="http://TUONOME.myopenid.com/xrds" />
(occhio a sostituire TUONOME con il tuo nome) e d’ora in poi potremo usare l’url del blog come OpenID (io ad esempio uso dat.perdomani.net, se controllate i sorgenti vedrete il codice nell’header).
Puntualizzazioni
OpenID non ha lo scopo di aumentare la sicurezza delle nostre registrazioni (in pratica spesso lo fa, ma non è questo l’obiettivo) e quindi per il nostro on-line banking continueremo ad utilizzare un sistema ad hoc che non utilizza OpenID. Per tutto il resto come blog, forum, chat, sitarelli social e via dicendo invece risparmieremo neuroni, liberi dal doversi ricordare mille password.
Fine.
Attendo conferme, critiche, distinguo e prime impressioni su questa (vabbè diciamo) novità che, speriamo, si diffonda quanto prima.
Approfondimenti:
Sito ufficiale di OpenID – http://www.openid.net/
Il blog italiano – http://blog.openid.it/
Un articolo introduttivo di Nicola D’Agostino – http://www.nicoladagostino.net/ … ntita.html
Use your own URL as an OpenID – http://www.openidenabled.com/op … -as-an-openid
I siti troppo avanti che già implementano OpenID – https://www.myopenid.com/directory
“A step-by-step tutorial guide for implementing OpenID consumer-side support with a web site that already has users with accounts” – http://www.plaxo.com/api/openid_recipe
* nei siti che implementano OpenID spesso viene chiesta qualche informazione aggiuntiva per la creazione del “profilo” utente (data di nascita, nazionalità, …), niente di eccessivo comunque =)
]]>
qualcuno mi spiega il senso di ciò? perché lo username è vincolato a 4 caratteri e la password a 1 (uno) solo carattere?
aaahh certo, perché un carattere è più facile da ricordare, io ho scelto “d” come password, quella di Berlusconi potrebbe essere “b” e quella di Fede “f”, mi raccomando non copiatela …
P.S. il fatto che i blog di panorama stiano su WordPress Mu infittisce ancor di più il mistero …
]]>Nell’ambito delle reti telematiche e mediatiche vi è stata nel nostro paese una considerevole moltiplicazione di soggetti negli ultimi anni:
- nella diffusione delle reti civiche, nel 1996 i comuni capoluogo on line erano il 30% del totale, nel 1999 il 63% e nel 2002 la telematica è stata adottata dal 100% dei comuni capoluogo, e oggi anche dall’86% dei comuni non capoluogo;
e qui ci siamo, financo il mio comune c’ha il sito internet, vabbè lasciamo stare che non abbiamo l’adsl o la copertura umts, però abbiamo un bel sito internet, proprio carino, in cui non posso pagare le tasse e non posso fare un sacco di altre cose (vuoi cambiare casa?). Sai com’è, qui mi avevano insegnato cose diverse da quelle che vedo.
- nello sviluppo di soluzioni open source, già nel 2002 la comunità italiana era, per numerosità, la quarta a livello mondiale subito dopo la Francia, la Germania e gli Stati Uniti;
open che? chiedete a quelli di http://softwarelibero.it/ che ne pensano …
- nella diffusione dei blog, dall’ultima indagine Technorati sull’universo dei blog (aprile 2007) viene confermato che l’italiano è la quarta lingua parlata a livello mondiale nei blog, ben lontana dopo il giapponese, l’inglese e il cinese ma decisamente più diffusa dello spagnolo, del russo, del francese e del tedesco.
che poi tra i blog in lingua italiana venga calcolato anche il mio è un altro paio di maniche, è la qualità di questi blog che mi lascia dubbioso. Dalle mie parti si dice; “Poco e bene, e se non è bene almeno sia poco”. Ad ogni modo, di fronte ai numeri non si discute, eppoi c’abbiamo vinto anche il mondiale, mica balle. Chapeau à les italiens.
Perché se l’Italia è forte di tante soggettualità tecnologiche e innovative i risultati in termini di sistema, di Paese, sono così modesti?
La percentuale di mercato per la banda larga detenuta da aziende monopoliste o ex monopoliste spesso è ancora abbastanza elevata, e in Italia è pari al 69%, subito dopo la Cina nella quale raggiunge l’83%, e prima di Spagna (al 55%) e Germania (al 51%). Dei quattro operatori di telefonia mobile, dove abbiamo un record mondiale di diffusione, tre sono saldamente in mano ad aziende che hanno la testa all’estero. L’UMTS ha fruttato molto allo Stato nell’asta per le concessioni, talmente tanto che i concessionari non hanno poi investito per realizzare il servizio.
non ti preoccupare, ce ne siamo accorti
Inoltre i dati Ocse al 2007 evidenziano come nella diffusione dell’ADSL l’Italia sia in ritardo rispetto agli altri Paesi e va diffondendosi soprattutto in ambito urbano.
complimenti all’Ocse per la perspicacia
Non è sufficiente, dunque, essere un popolo di inventori se non si completa il “network dell’innovazione” composto anche da chi fa trasferimento tecnologico (i transformers), da chi finanza l’innovazione (i financiers) e da chi fa da facilitatore ed elemento di connessione tra questi attori (i brokers).
certo che no, non è sufficiente essere inventori, bisogna essere anche poeti santi e navigatori
Anche [...] Censis. [n.d.b. sta parte tagliata era noiosa]
Ne hanno variamente parlato: Lupi Mauro, Blogosfere, Knowledge is power, Penne digitali, Cronachesorprese, Alfonso Fuggetta, Stefano Quintarelli, LaRepubblica.
Altri siti sicuramente da sfogliare: antidigitaldivide, assoli.
]]>Negli ultimi anni, con il veloce sviluppo e la sempre maggiore diffusione dei dispositivi mobili, sempre più spesso gli sviluppatori si trovano nella condizione di dover testare applicazioni web sviluppate appositamente per questi nuovi device. Non sempre però si dispone degli strumenti necessari, sia per il costo ancora eccessivo dei palmari sia per l’eterogeneità dei sistemi operativi preinstallati sui dispositivi.
Per risolvere parzialmente questi problemi vedremo come installare il browser web di casa Mozilla per dispositivi mobili, nome in codice Minimo (MINIMOzilla), sulla nostra linux box (Slackware 11 installata di fresco).
Il codice che ci serve si trova nel repository CVS di mozilla, in diversi interventi sui vari forum dedicati si consiglia di non utilizzare il trunk ma basarsi sul più stabile branch 1.8. Per fare questo posizionarsi da qualche parte nel filesystem (io ho utilizzato l’utente root per poter operare direttamente da /opt), creare una directory per contenere i sorgenti (mkdir minimo) e posizionarsi al suo interno (cd minimo, a questo punto ci troviamo in /opt/minimo). Di norma non si effettua mai direttamente il checkout dei sorgenti di progetti mozilla ma si utilizza il client.mk che si prende carico di tutte le fasi, per questo scaricheremo inizialmente dal repository soltanto pochi file:
export CVSROOT=':pserver:[email protected]:/cvsroot' cvs co -r MOZILLA_1_8_BRANCH mozilla/client.mk mozilla/minimo/config/
l’output di questi comandi dovrebbe assomigliare a:
U mozilla/client.mk cvs checkout: Updating mozilla/minimo/config U mozilla/minimo/config/Makefile.in U mozilla/minimo/config/linux_package.sh U mozilla/minimo/config/version.txt U mozilla/minimo/config/wince_buildinstaller.sh U mozilla/minimo/config/wince_package.sh cvs checkout: Updating mozilla/minimo/config/mozconfig U mozilla/minimo/config/mozconfig/linux_x86 U mozilla/minimo/config/mozconfig/win32x86 U mozilla/minimo/config/mozconfig/wince_mozconfig cvs checkout: Updating mozilla/minimo/config/wince U mozilla/minimo/config/wince/eula.txt U mozilla/minimo/config/wince/minimo.ico U mozilla/minimo/config/wince/minimo.inf U mozilla/minimo/config/wince/minimo_installer.ini U mozilla/minimo/config/wince/readme.txt
A questo punto possiamo personalizzare i parametri di compilazione:
cp mozilla/minimo/config/mozconfig/linux_x86 mozilla/mozconfig cd mozilla pico -w mozconfig
abilitiamo la modalità debug (di default è disabilitata):
ac_add_options --enable-debug
se si dispone di un processore dual core si può impostare il multithreaded building per velocizzare la compilazione:
mk_add_options MOZ_MAKE_FLAGS=-j3
Il checkuot vero e proprio viene eseguito a questo punto con il comando:
make -f client.mk checkout
e dopo un’attesa più o meno lunga (con un 56k circa 4 ore) avremo i sorgenti pronti per la compilazione.
Per compilare i sorgenti è sufficente eseguire questo comando:
make -f client.mk build_all
ed attendere la fine del processo. Se non si verificano errori avremo il browser minimo pronto all’uso.
Prima di poter eseguire minimo dobbiamo impostare alcune variabili d’ambiente:
export MOZILLA_FIVE_HOME=$(pwd)/dist/bin export LD_LIBRARY_PATH=$MOZILLA_FIVE_HOME
ed in seguito, con il comando:
dist/bin/minimo
potremo finalmente eseguire il browser.

Se, come me, avete un solo utente sulla linux box con la necessità di utilizzare minimo potreste valutare di offrire a questo utente maggiori diritti sulla directory /opt/minimo:
chown -R [your user]:users /opt/minimo
e, dopo essersi assicurati che la directory ~/bin esista e sia nel path (eseguire echo $PATH da utente), trovo comodo creare un semplice script bash per settare le variabili d’ambiente ed avviare minimo (come utente normale):
cd ~/bin pico -w minimo
inserire nel file quanto segue:
#!/bin/bash export MOZILLA_FIVE_HOME=/opt/minimo/mozilla/dist/bin; export LD_LIBRARY_PATH=$MOZILLA_FIVE_HOME; /opt/minimo/mozilla/dist/bin/minimo
e rendere lo script eseguibile:
chmod 755 minimo
Ora per lanciare minimo dovrebbe bastare eseguire il comando minimo da terminale.
Opera Mini Simulator – This is a live demo of Opera Mini 4 beta that functions exactly like it would when installed on a handset.
Maemo – Maemo provides an open source development platform for Nokia Internet Tablets and other Linux-based devices.
Building Minimo for Linux – Mozilla Official Page
Building Minimo on x86 Linux – MozillaZine Forum
Note: sebbene io abbia utilizzato slackware 11 con kernel 2.6.17.13 è molto probabile che questa guida permetta di installare minimo in tutte le distribuzioni linux recenti.
]]>Ora, non voglio dire che il sito sia pessimo a causa di asp, però lo penso (e non limitatamente alla versione Microsoft .NET Framework Version:1.1.4322.2300; ASP.NET Version:1.1.4322.2300).
Approfondimenti:
Ubuntu Linux
Windows merda
Noticilla per i più persipaci: non commentate con cose del tipo “se il sito è fatto male non è colpa della tecnologia” e menate varie essendo questo post un ControFud-ProLinux in risposta al fud microsoft. Chiaro!?
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